“Ci sono dei pesci che nessuno riesce a catturare.
Non è che sono più veloci o più forti di altri pesci.
È solo che sembrano sfiorati da una particolare grazia.”
(Big Fish – Le storie di una vita incredibile)
Una questione di sguardo, uno sguardo che ci portiamo dentro. “Dolce è la melodia che s’ode, ma ancor più dolce è quella senza suono” scriveva John Keats in Ode a un’urna greca. Il silenzio è un’altra forma di verità, lontana dal caos. Serve per il silenzio la capacità di astrazione e la contemplazione, bisogna voler porsi in ascolto. Beppe Sabatino dipinge icone del silenzio, una serie di tavole da libro di scienze naturali o di fiabe… l’incanto è lo stesso e anche il senso della scoperta… Immagini di chiaro sapore pop, che però diventano appunti, calcoli, misurazioni, pensieri e movenze di pesci… a volte il pesce è un pretesto concettuale, perché Beppe Sabatino procede per una strada difficile, la fascinazione pittorica del suo lavoro diviene un orizzonte che ha scelto il silenzio. Abitanti di un ecosistema alieno, che ne rende difficile lo studio e l’osservazione, i pesci sono sempre stati percepiti come lontani dalla nostra sensibilità, ma Sabatino si interfaccia proprio con questa sensibilità astratta e muta.
Trasportato nella sua pittura il silenzio sceglie il suo alfabeto senza parole, emette pulsazioni e richiami, a suo modo parla, urla, si sbraccia per segnalare la sua presenza. Per comprendere i fonemi di questa lingua muta l’osservatore-ascoltatore deve a sua volta necessariamente stare in silenzio, il silenzio parla a chi lo sa ascoltare e si manifesta visivamente a chi lo sa discriminare oltre l’ingombro del concreto. Nella pittura di Sabatino l’epifania del silenzio investe sia la figurazione quanto l’astrazione, il colore e il monocromatismo, la saturazione e il vuoto.
La sua è una pittura piena di virtuosismi e raffinatezze che trasmette con forza dei messaggi grazie all'uso intenso del colore.
Ogni suo dipinto “fissa” il particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte angolazioni e in evidente contrasto con la vivacità dei colori, comunicando contemporaneamente un senso di inquietudine e una profonda vicinanza. Uno dei tanti punti chiave di questa serie di Pesci Barocchi di Sabatino è una visione del mondo come fine di certezze, come segno di un momento irreversibile, decisivo nel suo percorso perché diventa un modo di fare ricerca, secondo un metodo non più deduttivo, bensì induttivo, e questo svincola l’immagine da qualunque tipo di autorità e pregiudizio: un intreccio di scienza e magia e incanto, la scelta di un valore precario, suscettibile a ogni mutamento. La visionarietà di Beppe Sabatino è una condizione scomoda, la rivalutazione di una natura in continuo mutamento sottoposta alle vicende della natura e all’instabilità. Un senso di infinito e una maniacale cura per i dettagli e la ricerca della meraviglia, Sabatino, infatti, sceglie l’utilizzo della metafora allo scopo di "meravigliare" chi guarda le sue opere colpendone l'immaginazione, perchè è grazie alla metafora che si scoprono affinità nuove fra le cose.
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i suoi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell'attimo di un pensiero, di un momento di solitaria riflessione. Il silenzio può celarsi tanto nella fissità di uno sguardo quanto nel flusso di luci e ombre su un branco simmetrico, nello spazio pittorico di Sabatino il silenzio è suggerito attraverso determinate geometrie di pieni e vuoti, non c’è forma, infatti, che non contenga al suo interno una geometria rigorosa, il silenzio traspare ed emerge proprio da una struttura concettuale sottesa alla forma. La dimensione del silenzio scaturisce dal punto di fuga in chiave simbolica della prospettiva centrale e come nel ciclo dei Bagni misteriosi di Giorgio De Chirico il silenzio paralizza gli scenari restituendo la realtà alle atmosfere del mito. Il silenzio diviene così negazione dello spazio, solitudine, isolamento, trasformando gli spettatori in muti testimoni.
Per Sabatino il silenzio parla per scomposizioni e per fotogrammi isolati, ritagli e porzioni di spazio che prendono la forma malinconica delle attese, e i vuoti e i fantasmi delle cose perdute. Beppe Sabatino ha scelto un linguaggio ricco di stati di sospensione, nelle sue opere sembrano affiorare sulla superficie rarefazioni, stasi e un’energia tra il razionale e lo spirituale, e si intuisce il fatto che tra sogno e silenzio c’è un legame antico, una corrispondenza, che nel silenzio c’è la sintesi, c’è l’anima profonda dell’immagine. Per questa serie di Pesci Barocchi Beppe Sabatino, ha scelto le cornici come ‘punto di fusione’, la funzione tradizionale della cornice è quella di isolare il dipinto dal muro a cui è generalmente appeso , una sorta di limite oltre il quale lo spazio poetico si crea, un elemento che segnala uno spazio possibile al di là di quel confine. Secondo Simmel, "Quel che la cornice procura all'opera d'arte è il fatto che essa simboleggi e rafforzi questa doppia funzione del suo confine. Essa esclude l'ambiente circostante, e dunque anche l'osservatore, dall'opera d'arte e contribuisce a porla a quella distanza in cui soltanto essa diventa esteticamente fruibile" (G. Simmel, La cornice del quadro. Un saggio estetico, in I percorsi delle forme, i testi e le teorie, a cura di Maddalena Mazzocut-Mis, Bruno Mondadori, Milano, 1997, p. 210).
Forme circolari, ovali, quadrate e rettangolari, in questa serie le cornici non sono più intese nella sua funzione di inquadramento della rappresentazione o di protezione del quadro, ma come elemento che lo costituisce. La cornice diviene così un elemento del quadro, un elemento che contestualizza la visione. Questa serie di cornici ‘tradizionali’ rendono l’atmosfera dell’opera più intensa, segnalando quasi una strana artificialità , ‘isolamenti’ di luoghi senza prospettive né avvenimenti, sfondi per simboli o anche, a volte, per una sorta di inventario di esseri silenziosi. L’approccio di Sabatino, in questa serie, è il suo amore dichiarato per la visionarietà anche se con reminescenze concettuali, sceglie nuovi modi di guardare la pittura e sceglie la malinconia di una profondità marina metafora della precarietà. Il risultato è uno stile ricco di mistero nonostante il carattere diretto della rappresentazione, e una rinnovata convinzione nel valore degli Antichi Maestri e dell’uso della foglia d’oro, un cambiamento verso maggiori dettagli, colori più ricchi e una modellazione accurata tra sfondo e soggetto e un riferimento alla visionarietà del barocco.
pesci barocchi
di Francesca Alfano Miglietti