Tradurre in forme la sensazione di essere nella realtà, nella sua unicità di cielo e di terra, a contatto diretto col mondo e con le cose, è per Peppe Sabatino l’avvio di un ricercare segni e colori che trasformano il suo “esserci” con la stessa immediatezza del suo percepire.
Il suo portare poi all’esterno, nella perennità o nella provvisorietà dell’opera, il suo profondo emozionarsi, è la creazione di un rapporto che mette in atto la capacità di chi fa segno poetico ciò che passa direttamente dal cuore alla mano.
E se in questo trapasso di emozioni ci entra il senso di una sicilianità antica che affonda le radici nella cultura e nella storia, le sue opere divengono il passaggio verso uno stato di artisticità di tutto un mondo contadino i cui oggetti fanno parte dell’antropologia e dell’uso.
Ecco perché le sue realizzazioni si mostrano come un’occasione importante per esporre i risultati di una ricerca pura, radicata sul terreno di una sicilianità indagata in forme niente affatto prevedibili.
Beppe Sabatino sviluppa una ricerca particolare di segno e di colore in opere per la cui realizzazione utilizza oggetti, frammenti, utensili appartenenti all’area agropastorale dell’entroterra siciliano.
La sua poetica prende vita, infatti, da un terreno di connotazione fortemente etno-antropologica.
Comunque, realizza una trasmutazione, un cambiamento di stato all’interno di un forte legame con la storia e la cultura, in una condizione nella quale il tempo reale si incrina per dare passo ad un tempo immaginario.
In particolare, le sue opere sono caratterizzate dall’utilizzo della “frazzata”, una vecchia coperta contadina che l’artista disgrega, ritaglia, compone, utilizza come trama di colore in composizioni e in oggetti in cui entrano a far parte un forte senso dell’equilibrio e un grande gusto per una cromia macerata, terrosa, corrosa, come i campi appena arati, come i fianchi delle colline siciliane.
L’informe della texture della “frazzata” nelle opere di Sabatino si combina con l’esigenza di aderire a un geometrismo della forma. In effetti crea sulle superfici delle stratificazioni nelle quali le trame della “frazzata” determinano i passaggi del colore orientando lo sguardo verso un gioco di cromatismi sotterranei di grande fascinazione, pur nella povertà e nell’essenzialità dell’impianto di base.
La bellezza consiste infatti nel gioco di contrappunti tra la materia, il metodo utilizzato e l’effetto prodotto: consonanze e dissonanze d’artista con lo sguardo volto alla sua terra.
Passa dal quadro all’oggetto, all’installazione. Gli oggetti della civiltà contadina vivono così nuove avventure di senso.
Tolti dalla loro storica destinazione d’uso, si ritrovano compresi in una dimensione estetica che li trasforma in oggetti di poesia senza perdere i caratteri originari portatori della loro origine.
Materiali, quindi, che conservano il marchio di una funzionalità primitiva, anche se vengono decontestualizzati a fini estetici.
A volte Sabatino sembra creare la suggestione del paesaggio siciliano bruciato dal sole attraverso un forte senso di mediterraneità, per un disinvolto rapporto creativo e istintivo che ha con i materiali e per il respiro profondo di cui sono portatori i rossi e gli azzurri che adopera.
La tela di Penelope
di Franco Spena