• Quando eri piccolo amavi più gli animali o i colori?

    Quando ero piccolo avevo un cane che spesso coloravo di verde. Lui però non era d'accordo…

  • Quando hai deciso, o meglio sentito intimamente, che ti saresti dedicato all'arte?

    Alle elementari aspettavo il Natale per poter fare l'intero presepe con l'argilla e i colori

  • Che formazione hai avuto?

    La mia formazione è avvenuta prima all’istituto d'arte e poi l’accademia in pittura a Palermo, cosa che mi ha permesso di relazionarmi con altri giovani artisti come me, e poter cosi crescere sia come artista che come uomo. Importante l'incontro con Francesco Carbone, artista ma principalmente critico, persona eccezionale: con cui ho condiviso molti anni della mia vita artistica.

  • E cosa ne hai ricavato? Cosa ricordi?

    Se non avessi fatto questo sicuramente oggi non avrei avuto il piacere di parlare con te e di  condividere una esperienza d'arte con te, e sicuramente non avrei tutti i bei ricordi che ho di cose fatte con gioia e spenzieratezza.

  • Quali sono gli artisti del passato che più ti hanno colpito?

    Gli artisti del passato che ho amato di più sono gli espressionisti, ma ho una passione in particolare per Cezanne.

  • E quali quelli del presente?

    Nel presente, ovviamente Beppe Sabatino!

  • Credi che l'arte possa essere insegnata? Dal punto di vista tecnico certamente, ma a monte c'è la sensibilità. Quella credi che si possa affinare o è qualcosa di innato?

    Credo che l'arte non sia proprio una pianta da giardino; credo piuttosto sia una pianta spontanea, si può solo aiutarla a crescere meglio, nient'altro.

  • Cosa leggi? Poesia? Romanzi? Fumetti?

    Le mie letture spesso sono saggi d'arte, ma la poesia mi ha dato una mano.

  • Il cinema ha un posto nella tua cultura visiva?

    Il cinema credo che sia una delle forme d'arte che più mi affascina, specialmente il cinema contemporaneo, in cui puoi fare tutto quello che immagini.

  • E la televisione?

    La televisione non la guardo mai.

  • Credo di sapere cosa ami di più… il mare, vero?

    Il mare… dovrei parlare per ore per poterti minimamente descrivere cosa significa per me

Come è evidente dalla trascrizione delle telegrafiche risposte di Sabatino alle mie domande - domande che, lo ammetto, possono sembrare scontate ma sono sempre utili per cercare di avvicinare l’humus da cui nasce e si sviluppa un’attività artistica -  pur essendo egli persona molto loquace, quando si tratta di parlare del lavoro prevale una forma di ritrosia, di latitanza. Sabatino appartiene a quella schiera di artisti che ritiene, anche molto giustamente, che l’opera parli da sé in modo compiuto e meglio che tramite qualsiasi intermediazione. Dunque, di riflesso, in questo caso diventa difficile esercitare l’attività critica senza sentirsi parzialmente traditore dei presupposti del lavoro che si sta osservando. Infatti le opere di Sabatino appaiono nella loro forma e sostanza come spiragli da un altro mondo, come spiragli che spalancano un universo primario e archetipico, di cui è difficile parlare. La sua ossessione per i pesci e il mare, pesci riprodotti nella loro sagoma elementare e con colori impossibili come quelli di Franz Marc, immette l’osservatore in uno stato atipico, in una specie di incanto come da infanzia ritrovata. Ma il suo spirito ludico non è che il veicolo per innestare uno sguardo nuovo sul mondo che la cieca protervia umana sta sistematicamente distruggendo in caccia di profitti immediati e benessere materiale.

L’arte esercita spesso una funzione segnaletica delle storture che si hanno intorno e che sembrano invece, per abitudine e acquiescenza, qualcosa che sta nell’ordine naturale delle cose.

Ebbene, quella è l’arte di cui abbiamo bisogno, un’antenna vibrante che comunichi che un mo(n)do diverso è possibile.

acquiescienza
Beppe Sabatino & Elisabetta Longari

di Elisabetta Longari